Glicerio Taurisano’s Weblog

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Al via la Campagna Adesioni al Popolo della Libertà

Campagna Adesione_pdlI soldi raccolti dal tesseramento per l’80% saranno destinati al territorio

“L’apertura delle adesioni è un’ occasione importante perchè da oggi non ci saranno più distinzioni sulle appartenenze precedenti”. 

Lo ha affermato il responsabile Adesioni del Pdl, Gregorio Fontana, il quale  ha  spiegato che coloro che volessero aderire al partito ha a disposizione due tipi di tessere: quella per gli aderenti e quella per gli associati. Il costo di adesione per la prima categoria di persone è di 20 euro e con la tessera di ’aderente’ si ha il diritto di voto e la possibilità di partecipare alla vita attiva del partito. Per gli associati la quota d’iscrizione è di 50 euro. Diventando associati si ha la possibilità di essere eletti all’interno dei vari organismi del Pdl.
“Delle agevolazioni saranno date a chi già era tesserato in Forza Italia o Alleanza Nazionale. Inoltre è previsto uno scontro del 50% per i nuclei familiari e delle facilitazioni anche per i giovani e gli anziani. Ovviamente ci saranno delle quote differenziate per chi ricopre incarichi, da quelli negli enti locali fino ai parlamentari”. 
La quota per deputati e senatori è infatti di 1000 euro. I soldi raccolti dal tesseramento per l’80% saranno destinati al territorio. “Il tesseramento – ha osservato Sandro Bondi – è uno dei tasselli fondamentali nella costruzione di un partito. Siamo sulla buona strada”. Ignazio La Russa spiega: “da oggi ci divideremo i compiti in modo che ognuno risponderà del proprio operato. È finita la fase in cui procedevamo come un solo uomo, ora possiamo muoverci separatamente sulle decisioni operative quotidiane”.
Ovviamente, ci tengono a precisare i tre coordinatori, le decisioni politiche saranno sempre prese a livello collegiale. Soddisfatto per l’avvio dell’adesione al Pdl è anche l’altro coordinatore del partito Denis Verdini: “Ci aspettiamo un grande risultato”.

COORDINAMENTO PDL: I compiti dei tre coordinatori nazionali

I tre Coordinatori nazionali del Popolo della Libertà, Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, con l’avvio della campagna di tesseramento che apre una nuova fase della vita del PDL dopo che sono stati positivamente insediati i coordinamenti regionali e provinciali, per rendere più snella ed efficiente la macchina del partito hanno deciso di ripartire i compiti del Coordinamento nazionale previsti dallo statuto. 
Il senatore Bondi seguirà la formazione ed il coordinamento delle consulte, l’onorevole La Russa si occuperà della comunicazione, propaganda ed enti locali, mentre l’onorevole Verdini si dedicherà all’organizzazione e al settore elettorale. Naturalmente, si tratta di una tripartizione operativa, restando inalterato il ruolo di decisione collegiale su tutte le materie in capo ai tre coordinatori.

http://www.ilpopolodellaliberta.it/adesioni/index.htm 

Ottobre 25, 2009 Pubblicato da gliceriotaurisano | Politica | , , | Ancora nessun commento.

La questione meridionale è una questione nazionale

questione_meridionaleTra il 1951 ed il 1973 il dualismo territoriale italiano, pur con difficoltà e contraddizione, si è progressivamente ridotto, grazie al modo di operare dell’intervento straordinario. In quel periodo il rapporto tra il PIL e gli investimenti passò dal 17 al 33 per cento. Agli inizi degli anni ‘70 il primo shock petrolifero, con la conseguente stagflation, mise in crisi, non solo in Italia, le politiche d’ispirazione keynesiana. L’impegno straordinario venne meno, sostituito da quello di carattere ordinario. Da allora la regressione è stata costante come dimostra l’ultimo rapporto della SVIMEZ, secondo il quale si è tornati alla situazione degli anni ‘50. E’ la dimostrazione plateale del fallimento della cosiddetta “nuova politica economica”. Il progetto, varato a Catania nel 1998 – “100 idee per lo sviluppo” – che ipotizzava, com’è testimoniato dai DPEF dell’epoca, tassi di crescita per il Mezzogiorno superiori al 5 per cento annuo. L’abolizione dell’intervento straordinario è stata quindi disastrosa. Il trasferimento delle competenze agli enti locali (Regioni, province, comuni) non ha colmato il vuoto di progettazione e realizzazione ch’era proprio della Cassa del Mezzogiorno. Né questo vuoto è stato riempito dall’utilizzo dei fondi europei e del cofinanziamento nazionale. Le risorse relative al primo ciclo dei fondi strutturati (2000 – 2006) sono state utilizzate al 94,1 per cento. Apparentemente una buona performance. Nei fatti un piccolo disastro, se si considera che, per evitare il taglio da parte dell’Europa, sono stati finanziati progetti di ordinaria amministrazione, che avevano un proprio specifico finanziamento a carico del bilancio dello Stato. Se queste risorse si includono nel conto, la percentuale scende ad un modesto 43,2 per cento. Si tratta, per lo più, di micro-interventi che ben poco avevano a che vedere con le esigenze di sviluppo del territorio. Per il periodo 2007 – 2013, se non si interverrà in modo radicale, si correranno gli stessi rischi. Il tutto aggravato dalla persistenza di una crisi finanziaria che pone in primo piano l’esigenza di contenere la spesa pubblica al fine di contrastare l’aumento del debito. Questo spiega perché i fondi FAS siano stati utilizzati, almeno finora, in deroga della loro destinazione originaria. Se si fosse operato in modo diverso, avremmo risorse inutilizzate, comunque appostate in bilancio ed in grado di determinare un aumento artificioso del deficit pubblico. Comunque, nonostante le tecniche di salvaguardia complessiva adottate, le risorse a disposizione del Mezzogiorno rimangono ingenti: oltre 60 miliardi di euro da impiegare e gestire in modo intelligente per contribuire allo sviluppo del Mezzogiorno e dell’intero Paese. Per ottenere risultati positivi è necessario riflettere su quell’esperienza straordinaria che è stato lo sviluppo del Nord-est. Il crollo del muro di Berlino comportò l’apertura dei mercati dell’Est, creando le condizioni per la crescita di quella parte del Territorio, in precedenza prigioniero di un’atavica arretratezza. Per il Mezzogiorno può manifestarsi un’analoga opportunità. La crisi finanziaria sta cambiando l’equilibrio geopolitico mondiale. Il Mediterraneo può riacquistare una sua centralità in un gioco di sponda tra paesi produttori di petrolio, grandi traffici con l’Oriente (Cina ed India) ed il lato est dei Balcani, dove esistono i grandi giacimenti di gas. Il Mezzogiorno è al centro di questo crocevia. E’ una straordinaria piattaforma logistica naturale che deve essere solo attrezzata per poter decollare. Rispetto al Nord-est, la sua composizione sociologica è notevolmente diversa. Ma proprio per questo esiste la necessità di un rinnovato impegno dello Stato centrale che svolga un ruolo di supplenza verso istituzioni locali che hanno dimostrato tutta la loro insufficienza. La proposta – non un nuovo “libro dei sogni” – è quella di concentrare le risorse esistenti, che, come abbiamo visto sono tante, in alcuni progetti di grande respiro per realizzare rapidamente le infrastrutture che mancano e, quindi, creare le precondizioni per il suo decollo produttivo: . per la Puglia occorre realizzare l’hub portuale di Taranto, potenziare Brindisi, dotarli di vie di comunicazioni rapide per sfruttare il vantaggio rispetto ai porti concorrenti (Rotterdam e Barcellona) che è pari a 5 giorni di navigazione. Occorrerà poi collegare, mediante ferrovia, Bari a Napoli . per la Calabria, completare, il più rapidamente possibile, i lavori sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria. Estendere l’alta velocità fino al capoluogo, per valorizzare anche il porto di Gioia Tauro, potenziare la rete di trasmissione dell’energia elettrica . per la Campania, rilancio dell’industria elettro – meccanica, potenziamento dei centri di ricerca, implementazione delle funzioni direzionali . per la Sardegna, rivedere il business della chimica, migliore utilizzazione, in termini industriali, del nuovo terminale del gas . per la Sicilia, l’opera fondamentale è il Ponte sullo Stretto, quindi la riconversione dell’area di Termini Imerese, in accordo con Fiat. L’elenco è puramente indicativo. Va letto in relazione al Programma delle infrastrutture di carattere strategico, varato dal Ministero, ed alle azioni rivolte a migliorare le condizioni di contesto: lotta alla criminalità, modifica delle relazioni contrattuali, miglioramento dell’offerta formativa e così via. Il che accentua la necessità di mantenere un continuo profilo di carattere unitario. Determinanti, sotto, questo profilo saranno gli assetti di carattere istituzionale. Occorre ricomporre competenze e funzioni, finora, dispersi. Se da un lato il coordinamento politico non può che spettare direttamente al Presidente del Consiglio; dall’altro è evidente l’esigenza di supportare la sua azione con una struttura tecnica che, su delega dello Stato e delle Regioni, sovraintenda a questa complessa opera di raccordo e di impulso. La novità potrebbe essere rappresentata da un’Agenzia per lo sviluppo, costituita nell’ambito della Presidenza del Consiglio, che accorpi le diverse strutture statali che operano per il Mezzogiorno, realizzando un conseguente intervento di semplificazione. Essa dovrebbe intessere un dialogo permanente con gli enti locali al fine di ottenere il massimo di sinergie possibile e supportare le loro strutture tecniche nella realizzazione dei progetti individuati. Una tecnostruttura, dotata delle necessarie competenze tecniche – progettuali in grado di svolgere il ruolo di stazione appaltante, sfruttando a vantaggio della finanza pubblica le conseguenti economie di scala. Ed i grado di garantire il rispetto dei tempi nella realizzazione delle opere. Il cambiamento di passo nella definizione di un programma per il Mezzogiorno rappresenterebbe la garanzia migliore, dopo tante frustrazioni alle quali sono state sottoposti gli abitanti di quelle Terre, costretti ancora ad oggi ad emigrare per realizzare i propri progetti di vita. Nel risolvere i problemi dell’immondizia a Napoli, nell’affrontare i problemi del terremoto all’Aquila, nel gestire il G8, il Governo ha dimostrato quanto possa essere efficace la “cultura del fare”. Una risorsa, per troppi anni, lasciata inutilizzata. Grazie alla sua riscoperta, il Mezzogiorno può tornare a sperare.

http://www.pdlsenato.it/web/

Settembre 27, 2009 Pubblicato da gliceriotaurisano | Attualità, Politica | , , , , | Ancora nessun commento.

AZZERAMENTO DELLA GIUNTA VENDOLA

popololibertaL’inchiesta di Bari dimostra che il premier non c’entra mentre la sinistra è dentro fino al collo.

La campagna mediatica sullo scandalo a luci rosse dell’escort Patrizia D’Addario ha innescato un effetto sicuramente indesiderato: è il Partito Democratico, infatti, la prima vittima del terremoto politico scatenato dall’inchiesta della procura di Bari sull’imprenditore Tarantini, indagato per induzione alla prostituzione, visto che al governatore Vendola non è rimasto altro che azzerare la giunta dopo le indiscrezioni giudiziarie su un possibile avviso di garanzia al suo vice, Sandro Frisullo (Pd).
Dalle intercettazioni della Guardia di Finanza è emersa una stretta amicizia tra Tarantini e Frisullo. A che titolo? Il pm Scelsi lo deve ancora accertare, ma si ipotizza un intreccio tra politica e affari nella fornitura di prodotti e servizi sanitari, una gestione sanitaria permeabile di elementi lobbistici, affaristici e corruttivi. L’inchiesta è concentrata sugli appalti truccati e sul giro di feste pugliesi, in cui i leader locali del Pd incontravano imprenditori ed “amiche occasionali”.
La mannaia ha iniziato ad abbattersi sulle teste di dirigenti e tecnici d’area del Pd, prima fra tutte Lea Cosentino, lady Sanità, direttore generale dell’Asl barese in forza al Partito Democratico, accusata di aver favorito le forniture da parte delle società di Tarantini. Che la sanità pugliese sia nell’occhio del ciclone, del resto, si evince anche da una recente indagine della Corte dei Conti, la quale ha accertato che il buco sanitario regionale, negli anni 2006 e 2007, non ammonta a 481 milioni di euro ma a 971. Una differenza di 490 milioni di euro, dunque, un’enormità. E mentre la politica pugliese si agita in previsione delle ormai vicine elezioni regionali, la procura prosegue le sue indagini sul fronte della corruzione per le protesi ortopediche della società di Tarantini.
Dunque, ieri abbiamo capito che la furia mediatica in queste settimane si è accanita sui bruscolini per dimenticare le vere travi giudiziarie. Insomma, nell’inchiesta di Bari Berlusconi non c’entra assolutamente nulla, mentre il Pd ci è dentro fino al collo, tanto da indurre il governatore a far dimettere tutti i suoi 14 assessori. Eppure i pretoriani de La Repubblica continuano quotidianamente, come un disco rotto, a condurre una campagna furiosa contro il premier, prendendo perfino le distanze dalle sagge parole del Capo dello Stato, che ha invocato almeno una tregua nelle polemiche alla vigilia del G8. Il vicedirettore Giannini ha sentenziato: “…Questi sono i fatti.
E dove esistono i fatti c’è il giornalismo, che non può e non deve mai conoscere tregua”. Ineccepibile. Ma i fatti che coinvolgono Berlusconi dove sarebbero? Gli unici che stanno venendo a galla riguardano ben altri ambienti politici, in particolare il Pd e l’amministrazione di centrosinistra guidata da Vendola. Eppure, per La Repubblica, l’indiziato resta solo e sempre Berlusconi, nonostante che il procuratore di Bari abbia escluso la possibilità anche solo di sentirlo come testimone. Altro che fatti, il loro è un giornalismo che non parte dai fatti per approfondirli, ma che confeziona delle ipotesi per trasformarle in false verità da dare in pasto ai lettori. Anche se alla fine i fatti, come dimostrano gli ultimi sviluppi dell’inchiesta di Bari, finiscono per aver ragione sulle strumentalizzazioni, che diventano boomerang.

Luglio 2, 2009 Pubblicato da gliceriotaurisano | Politica | , , , , | Ancora nessun commento.

Il Governo dei fatti: ecco gli aiuti per le famiglie e le imprese

berlusconiPeople First

Un decreto per il rilancio. Lo ha approvato il consiglio dei ministri. Un decreto che prepara il terreno alla ripresa e, sotto certi aspetti, la favorisce e la sostiene.

Ancora una volta il governo mantiene fermo l’impegno di mettere le persone avanti ad ogni cosa. People First, ha ricordato il presidente del Consiglio. Non a caso, il provvedimento approvato dal consiglio dei ministri pensa in primo luogo alle fasce meno fortunate della popolazione.

Viene allargata la platea dei contribuenti che possono accedere alla social card. Così come viene aumentato il numero delle famiglie che potranno beneficiare dei bonus fiscali per i figli. Fino a ieri il bonus era riconosciuto solo a chi aveva figli sotto i tre anni d’età; oggi a chi ha bambini fino a 7 anni d’età.

PER LE IMPRESE

Ma soprattutto, il decreto punta a sostenere le imprese, le più dinamiche potranno approfittarne per agganciare meglio la ripresa quando questa si manifesterà tra 6-8 mesi: come indicato dai principali centri di ricerca economica, nazionali ed internazionali.

Alle imprese viene detassato al 50% l’investimento finanziato con gli utili reinvestiti. Ma viene anche riconosciuto l’ammontare della cassa integrazione per i dipendenti che non vengono allontanati dal posto di lavoro. Si tratta di un bonus innovativo che ha l’obbiettivo di far restare in azienda quelle professionalità che torneranno utili al momento della ripresa.

Ed ancora. Se un lavoratore dovesse andare in cassa integrazione potrà scegliere due strade: incassare l’assegno mese dopo mese; oppure, farsi dare l’intero ammontare del suo assegno ed utilizzarlo per avviare un’attività in proprio.

Altro aspetto della strategia del governo in chiave anti-crisi è la conferma degli investimenti. Il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha infatti sbloccato una serie di finanziamenti immediatamente attivabili, così da colmare il gap infrastrutturale del paese. E nel decreto è ribadita la possibilità di nominare commissari proprio per accelerare gli investimenti.

www.clubdellaliberta.it

Giugno 27, 2009 Pubblicato da gliceriotaurisano | Politica | , , , | Ancora nessun commento.

Quando i referendum avevano i quorum

referendumPiù ci inoltra negli anni più ci si accorge che i referendum non ottengono i quorum necessari per la loro validità. Il referendum del 20 e 21 giugno 2009 è stato un vero flop di presenze presso i seggi elettorali, eppure, il referendum è l’arma più potente che un cittadino possa mai brandire contro o pro questa o quell’altra legge.

Scarsa informazione? Poco interesse? Stanchi del voto? Certo che di risposte ce ne sarebbero, ma poiché pare ormai inutile andarsele a cercare, credo che occorra una forte presenza informativa da parte delle Istituzioni ogni qualvolta si preannuncia o si indice un referendum al fine di sensibilizzare l’elettore a recarsi presso l’urna elettorale, nonché dare loro la giusta quantità di informazione atta alla conoscenza, non solo del referendum in se, ma anche dell’importanza di partecipare a dette consultazioni, qualsiasi sia la decisione di voto, o meglio del classico, ormai noto SI oppure NO.

Abrogare o non abrogare, questo è il dilemma (…) di solito noi Cittadini siamo soventi espressivi nel giudicare questa o quell’altra legge, chi la vorrebbe così, chi viceversa, chi l’abrogherebbe, intanto quando si presenta l’occasione per decidere, per far pesare la nostra decisione, ebbene preferiamo voltarci dall’altra parte, magari verso una sana e ridente spiaggia al fresco di un ombrellone piuttosto che tessera alla mano recarsi ai seggi per votare. Sarà stato sicuramente anche la percezione del sicuro mancato quorum, chissà, intanto negli anni addietro ai referendum si partecipava molto di più.

Partendo dal Primo Referendum guardiamo come e se gli elettori Italiani partecipavano alle consultazioni referendarie:

 

 

2 Giugno 1946Referendum istituzionale quorum 93,95%    
 

Repubblica

Monarchia

Bianche

   
Repubblica – Monarchia

50,9%

43,2%

5,9%

   
 
12 Maggio 1974 – quorum 87,7%    
 

Votanti

No

Nulle

Bianche

Legge sul Divorzio

87,7%

40,7%

59,3%

0,9%

1,3%

 

 

 

 

 

 

11 Giugno 1978 -  quorum 81,2%    
 

Votanti

No

Nulle

Bianche

Legge Reale sull’ordine pubblico

81,2%

23,5%

76,5%

2,9%

3,2%

Finanziamento pubblico dei partiti

81,2%

43,6%

56,4%

2,9%

3,2%

 

 

 

 

 

 

17 Maggio 1981 – quorum 79,4%    
 

Votanti

No

Nulle

Bianche

Legge antiterrorismo

79,4%

14,9%

85,1%

2,5%

6,5%

Ergastolo

79,4%

22,6%

77,4%

2,5%

5,8%

Porto d’armi

79,4%

14,1%

85,9%

2,7%

5,8%

Aborto (Partito Radicale)

79,4%

11,6%

88,4%

2,7%

6,9%

Aborto (Movimento per la vita)

79,4%

32,0%

68,0%

2,6%

5,1%

 

 

 

 

 

 

9 Giugno 1985 – quorum 77,9%    
 

Votanti

No

Nulle

Bianche

Scala Mobile

77,9%

45,7%

54,3%

2,8%

1,4%

 

 

 

 

 

 

8 Novembre 1987 – quorum 65,1%

 

 

 

Votanti

No

Nulle

Bianche

Responsabilità civile dei giudici

65,1%

80,2%

19,8%

4,5%

8,8%

Commissione inquirente

65,1%

85,0%

15,0%

4,4%

8,5%

Localizzazione delle centrali nucleari

65,1%

80,6%

19,4%

4,3%

8,5%

Contributi agli enti locali per le centrali nucleari

65,1%

79,7%

20,3%

4,5%

8,9%

Partecipazione Enel a progetti di impianti nucleari all’estero

65,1%

71,9%

28,1%

4,4%

8,0%

 

 

 

 

 

 

18 Giugno 1989  - quorum 80,7%

 

 

Referendum europeo

Votanti

No

Nulle

Bianche

Conferimento del mandato costituente al Parlamento europeo

80,7%

88,0%

12,0%

3,9%

7,9%

 

 

 

 

 

 

3 Giugno 1990  - quorum 43,4% (non raggiunto)

 

 

 

Votanti

No

Nulle

Bianche

Disciplina della caccia

43,4%

92,2%

7,8%

2,6%

3,2%

Accesso dei cacciatori ai fondi privati

42,9%

92,3%

7,7%

1,5%

2,5%

Uso dei pesticidi

43,1%

93,5%

6,5%

1,5%

2,5%

 

 

 

 

 

 

9 Giugno 1991 – quorum 62,4%

 

 

 

Votanti

No

Nulle

Bianche

Riduzione delle preferenze plurime nelle elezioni alla Camera dei deputati

62,4%

95,6%

4,4%

2,2%

1,9%

 

 

 

 

 

 

18 Aprile 1993 – quorum 77,0 %

 

 

 

Votanti

No

Nulle

Bianche

Competenze delle Usl in materia di tutela ambientale

76,9%

82,5%

17,5%

2,1%

3,8%

Droga

77,0%

55,3%

44,7%

2,1%

3,6%

Finanziamento pubblico dei partiti

77,0%

90,3%

9,7%

1,9%

3,5%

Nomine nelle banche

77,0%

89,0%

10,0%

2,0%

4,1%

Soppressione del ministero delle Partecipazioni statali

76,9%

90,1%

9,9%

1,9%

3,9%

Cancellazione della legge elettorale per il Senato

77,1%

82,7%

17,3%

1,9%

3,3%

Soppressione del ministero dell’Agricoltura

77,0%

70,1%

29,1%

1,9%

3,8%

Soppressione del ministero del Turismo e spettacolo

76,9%

82,2%

17,8%

1,9%

3,8%

 

 

 

 

 

 

11 Giugno 1995 quorum 57%

 

 

 

Votanti

No

Nulle

Bianche

Rappresentanze sindacali (senza limiti)

56,9%

50,0%

50,0%

1,1%

8,8%

Rappresentanze sindacali (con limiti)

56,9%

62,1%

37,9%

12,1%

9,7%

Contratti nel pubblico impiego

56,9%

64,7%

35,3%

12,4%

10,1%

Soggiorno cautelare

57,0%

63,7%

36,3%

12,9%

10,3%

Privatizzazione della Rai

57,2%

54,9%

45,1%

9,8%

7,9%

Licenze commerciali

57,0%

35,6%

64,4%

11,5%

9,3%

Trattenute sindacali

57,1%

56,2%

43,8%

10,7%

8,7%

Legge elettorale per i comuni con pop. sup. ai 15 mila abitanti

57,1%

49,4%

50,6%

11,4%

9,3%

Orari dei negozi

57,1%

37,5%

62,5%

9,8%

7,8%

Concessioni televisive nazionali

57,9%

43,0%

57,0%

4,2%

2,9%

Interruzioni pubblicitarie dei programmi televisivi

57,9%

44,3%

55,7%

3,9%

2,8%

Raccolta della pubblicità radiotelevisiva

57,8%

43,6%

56,4%

4,3%

3,0%

 

 

 

 

 

 

15 Giugno 1997 quorum 30,3% non raggiunto

 

 

 

Votanti

No

 

 

Abolizione della Golden Share

30,2%

74,1%

25,9%

 

 

Obiezione di coscienza

30,3%

71,7%

28,3%

 

 

Libero accesso dei cacciatori nei fondi altrui

30,2%

80,9%

19,1%

 

 

Carriere dei magistrati

30,2%

83,6%

16,4%

 

 

Abolizione dell’ordine dei giornalisti

30,0%

65,5%

34,5%

 

 

Incarichi extragiudiziari dei magistrati

30,2%

85,6%

14,4%

 

 

Soppressione del ministero per le Politiche agricole

30,1%

66,9%

33,1%

 

 

 

 

 

 

 

 

18 Aprile 1999 quorum 49,6% non raggiunto

 

 

Referendum Segni

Votanti

No

 

 

Cancellazione del voto di lista per l’elezione del 25% dei deputati

49,6%

91,1%

8,9%

 

 

 

 

 

 

 

 

22 Maggio 2000 quorum 32,5% non raggiunto

 

 

Referendum Segni

Votanti

No

 

 

Rimborsi elettorali

32,2%

71,1%

28,9%

 

 

Abolizione della quota proporzionale

32,4%

82,0%

18,0%

 

 

Consiglio superiore della magistratura

31,9%

70,6%

29,4%

 

 

Separazione della carriere dei magistrati

32,0%

69,0%

31,0%

 

 

Incarichi extragiudiziari dei magistrati

32,0%

75,2%

24,8%

 

 

Licenziamenti

32,5%

33,4%

66,6%

 

 

Trattenute sindacali

32.2%

61,8%

38,2%

 

 

 

 

 

 

 

 

15 Giugno 2003 – quorum 25,7% non raggiunto

 

 

Referendum Segni

Votanti

No

 

 

Articolo 18

25,7%

86,8%

13,2%

 

 

Elettrodotti

25,7%

85,6%

14,4%

 

 

 

 

 

 

 

 

12-13 Giugno 2005 – quorum 25,9% non raggiunto

 

 

Fecondazione assistita

Votanti

No

 

 

Ricerca Scientifica

25,9%

89,2%

10,8%

 

 

Salute della donna

25,9%

89,9%

10,1%

 

 

Salute della donna e diritti del concepito

25,9%

88,8%

11,2%

 

 

Fecondazione eterologa

25,9%

78,2%

21,8%

 

 

 

 

 

 

 

 

25-26 Giugno 2006 – quorum 52,3%

 

 

 

Votanti

No

 

 

Referendum confermativo sulla riforma costituzionale

52,3%

38,7%

61,3%

 

 

 

 

 

 

 

 

21-22 Giugno 2009 – quorum 23,3% (non raggiunto)

 

 

 

Votanti

No

 

 

Premio lista più votata, camera

23,3%

77,6%

22,4%

 

 

Premio lista più votata, senato

23,3%

77,7%

22,3%

 

 

Abrogazione candidature multiple

23,8%

87,0%

13,0%

 

 

 

 

 Sulle 18 consultazioni, dal 1946 al 2009, solo per 11 referendum è stato raggiunto il quorum necessario per la validità, mentre per i restanti 7 per lo più dal  1997 (fatta eccezione per il referendum del giugno 2006 sulla riforma costituzionale) non è stato raggiunto il quorum.

In pratica sono gli ultimi anni a segnare un calo di interesse nella votazione plebiscitaria: scarso interesse alle leggi o allontanamento? Eppure abbiamo uno strumento democratico a cui non sappiamo ricorrere.

Giugno 23, 2009 Pubblicato da gliceriotaurisano | Politica | , , , | Ancora nessun commento.