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TRE MILIARDI PER RILANCIARE IL TURISMO

mav_strip_2Arrivano per le piccole e medie imprese del turismo quasi tre miliardi di euro, i quali saranno disponibili attraverso i 20.000 sportelli presenti su tutto il territorio nazionale.

Questo è quanto il Ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, sostiene a dar forza e slancio alle altre sue iniziative per lo sviluppo del turismo in Italia. E’ proprio dal settore Turismo che può ripartire la macchina Italia, afferma il Ministro Brambilla, infatti il Governo, già nel giugno 2009 ha avviato il progetto “Italia&Turismo” con la partecipazione di 5 grandi gruppi bancari e altri Istituti di Credito.

Un progetto unico, lo definisce il Ministro Brambilla, infatti una iniziativa del genere non ha precedenti sia per la sua particolarità che per la somma messa a disposizione per le piccole e medie imprese operanti nel settore del turismo.

Tre miliardi circa, quindi, destinati a tutta la filiera di settore: agenzie di viaggio, alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari, per ristrutturazioni, promozione, progetti, etc.

E’ una grande occasione per le strutture turistiche poiché questa è la possibilità di poter usufruire di prestiti agevolati, ad esempio a gennaio 2010 e cominciare a pagare dopo la stagione lavorativa del 2010.

Novembre 7, 2009 Pubblicato da gliceriotaurisano | Attualità | , , , | Ancora nessun commento.

Crimor, Capitano Ultimo

CRIMORQuella sporca dozzina, così li chiamavano, ma loro lo “sporco” lo cambattevano e come se lo combattevano. E ora, ora l’abbandono, la cecità: l’Italia per bene non ci stà, gli Uomini di Crimor non ci stanno:

“Non abbandoneremo il nostro comandante e saremo noi, nel tempo libero, a fargli la scorta”. In campo ora scendono loro, quelli che hanno lavorato con lui, quelli che con lui hanno combattuto Cosa Nostra. Dopo che a Capitano Ultimo è stata tolta la scorta per difendersi dalla Mafia che lo ha condannato a morte ora sono i suoi uomini a volerlo difendere. Li chiamavano quella “sporca dozzina” perché negli anni più cruenti della lotta alla Mafia fecero sognare l’Italia, arrestando decine di latitanti mafiosi, rischiando la vita e infiltrandosi tra uomini d’onore e facendo parlare i pentiti. E per difendere Ultimo scelgono di rompere il silenzio che l’Arma richiede. Ma dopo gli attacchi di Giorgio Bocca dalle pagine dell’Espresso e di Santoro dalla trasmissione Annozero alla Benemerita, la misura pare essere colma. E così, per non lasciare solo il loro comandante, i carabinieri del Crimor (il reparto dei Ros creato agli inizi degli anni ‘90), si sono sentiti al telefono, si sono visti, hanno parlato e deciso di darsi il cambio nel tempo libero a tutela del colonnello Sergio De Caprio. Per fare questo, per non andare contro il regolamento dell’Arma, prima hanno deciso di rivolgersi al loro Comando Generale con una lettera, per essere formalmente autorizzati. Non vogliono il pagamento di straordinari, non chiedono indennità o trasferte. Vogliono solo essere dove ritengono ci sia bisogno. Intanto nelle bacheche di numerose caserme di tutta Italia il testo della lettera è già stato affisso. Ecco in esclusiva su Tgcom la lettera Noi siamo quelli che un tempo ci chiamavamo CRIMOR, gli uomini dell’uomo che si chiamò Ultimo, quelli che oggi vengono accusati ed offesi. Il nostro Comandante viene colpito alle spalle da basse insinuazioni e viene privato della scorta, in un Paese dove la scorta viene concessa, come status symbol, anche a chi cannibalizza il Paese. Noi ci offriamo, tutti noi, in congedo o in servizio, per scortare e difendere il nostro Comandante dalle insidie della Mafia. Una Mafia che arringa, tiene banco e spiega la storia, utilizzando come uditorio spettacoli televisivi grondanti falsità ed odio nei confronti di chi ha sofferto e combattuto. Noi ascoltiamo e dentro cresce la rabbia, la stessa con cui abbiamo combattuto i nemici della Patria. Ma quelli erano più onesti, utilizzavano armi convenzionali e finivano in galera, non nelle trasmissioni… E chi ha vestito una divisa, e poi una toga ed ora siede tra i banchi del potere non può parlare senza cognizione di causa e condividere ciò che propagano certe persone con doppi fini. Noi abbiamo combattuto per tutti, loro invece sembra che combattano solo per sé stessi, per la loro crescita in potere e ricchezza. Noi abbiamo il cuore a pezzi ed ogni falsità, ogni celebrazione del male allarga la ferita, ma siamo qui, nell’ombra dell’uomo che ha camminato, sempre, verso la luce della legalità e della salvaguardia dello Stato. Quel che resta del gruppo di Capitano Ultimo.

Ottobre 21, 2009 Pubblicato da gliceriotaurisano | Attualità | , , , , | Ancora nessun commento.

Lotta alla Criminalità, i dati del Viminale

lotta_alla_mafiaIl Ministro dell’Interno Maroni ha illustrato al Consiglio dei ministri i risultati della lotta alla criminalità organizzata. Più di 5 miliardi di euro è la somma sequestrata. Con queste risorse sarà creato un Fondo a disposizione e ripartito tra le Forze dell’ordine.

Il Ministro ha  anche illustrato alcuni dei risultati più significativi nel contrasto alla criminalità che il Governo ha ottenuto in questo suo primo periodo di lavoro: sono stati arrestati 270 latitanti, il 91% in più rispetto ai 17 mesi precedenti. Le operazioni di polizia giudiziaria effettuate sono state 335 (+40%), gli arresti complessivi 3.479 (+26%). Dei 270 latitanti arrestati, tredici (+62%) sono quelli inclusi nell’elenco dei 30 più pericolosi e 35 (+119%) quelli inseriti nell’elenco dei cento più pericolosi.
“Nell’azione di contrasto alla mafia - ha detto il ministro dell’Interno - ci siamo concentrati, oltre che nella cattura dei latitanti, sui patrimoni: ben 5 miliardi e 372 milioni di euro di beni sono stati sottratti alle cosche mafiose, che potremo utilizzare ora contro la mafia stessa“. Maroni ricordando che ” è stato creato il fondo unico di giustizia dove affluisce il denaro sequestrato alla mafia, finora rimasto nei forzieri della banche” ha sottolineato come il governo metterà a disposizione delle forze dell’ordine l’intera dotazione del Fondo unico giustizia che, al 30 settembre, ha raggiunto i 676 milioni di euro.”Nel Fondo – ha spiegato Maroni – c’è il denaro liquido sequestrato alla mafia che sarà messo a disposizione e ripartito tra le forze dell’ordine, da gennaio del prossimo anno, sulla base del consuntivo“. Acquisizione e analisi delle informazioni concernenti i fenomeni criminali di stampo mafioso. Investigazioni giudiziarie per il contrasto alla criminalità organizzata. Promozione e sviluppo dei collegamenti con gli organismi esteri specializzati nella lotta alla mafia.

Il Ruolo della D.I.A.
La Direzione Investigativa Antimafia (Dia) è un organismo investigativo specializzato, a composizione interforze, con competenza su tutto il territorio nazionale. 
Istituita nell’ambito del Dipartimento della Pubblica Sicurezza – con legge 30 dicembre 1991 n. 410 – essa ha il compito esclusivo di assicurare lo svolgimento, in forma coordinata, delle attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità organizzata, in tutte le sue espressioni e connessioni, nonché di effettuare indagini di polizia giudiziaria relative ai delitti di associazione di tipo mafioso o, comunque, ricollegabili all’associazione medesima. 
L’assetto organizzativo – definito dal Ministro dell’Interno con propri decreti, sentito il Consiglio Generale per la lotta alla Criminalità organizzata – prevede al vertice della Struttura un Direttore, scelto, a rotazione, tra gli alti funzionari della Polizia di Stato, Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, che abbiano maturato una specifica competenza nel settore della lotta al crimine organizzato. Per l’esercizio delle sue funzioni lo stesso si avvale della collaborazione di due Vice Direttori – ad uno dei quali è anche affidata la funzione Vicaria – che hanno il compito di sovrintendere rispettivamente alle attività operative ed a quelle amministrative. La D.I.A. – che per il perseguimento dei propri obiettivi istituzionali gode di autonomia gestionale amministrativo-contabile – si compone di una Struttura centrale, articolata in tre Reparti e sette Uffici, e di una Struttura periferica, costituita da dodici Centri e sette Sezioni Operative.

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/misure_antimafia/lotta_mafia.html

Ottobre 13, 2009 Pubblicato da gliceriotaurisano | Attualità | , , , , , | Ancora nessun commento.

Sud: un interesse nazionale

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Insieme per il Sud – Salerno, sabato 10 ottobre 2009, Teatro Verdi.

 Governo Confindustria e sindacati: in un dibattito promosso dall’Associazione “Mezzogiorno Nazionale”.

Lo sviluppo del meridione e’ nell’interesse della nazione’, spiega Viespoli prendendo spunto dal dibattito, che ha promosso in collaborazione con Adolfo Urso, presidente di ‘Fare Futuro’. ‘Non sara’ una tavola rotonda autoreferenziale, ma piuttosto – spiega il senatore Viespoli – un confronto aperto sul Meridione tra il governo, gli amministratori locali, gli intellettuali, gli industriali e soprattutto i sindacati. Un dialogo sociale a trecento sessanta gradi sul mezzogiorno. La presenza dell’intero mondo sindacale ne e’ una chiara testimonianza’. Per il senatore ‘lo sviluppo del mezzogiorno e’ nell’interesse della nazione, perche’ recuperando la questione meridionale il Paese cresce.

Saranno presenti presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il presidente di Confidustria, Emma Mercegaglia, e i leader di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti.

 

 

 

PROGRAMMA DEL CONVEGNO

Programma

Ottobre 7, 2009 Pubblicato da gliceriotaurisano | Attualità | , , , , | Ancora nessun commento.

La questione meridionale è una questione nazionale

questione_meridionaleTra il 1951 ed il 1973 il dualismo territoriale italiano, pur con difficoltà e contraddizione, si è progressivamente ridotto, grazie al modo di operare dell’intervento straordinario. In quel periodo il rapporto tra il PIL e gli investimenti passò dal 17 al 33 per cento. Agli inizi degli anni ‘70 il primo shock petrolifero, con la conseguente stagflation, mise in crisi, non solo in Italia, le politiche d’ispirazione keynesiana. L’impegno straordinario venne meno, sostituito da quello di carattere ordinario. Da allora la regressione è stata costante come dimostra l’ultimo rapporto della SVIMEZ, secondo il quale si è tornati alla situazione degli anni ‘50. E’ la dimostrazione plateale del fallimento della cosiddetta “nuova politica economica”. Il progetto, varato a Catania nel 1998 – “100 idee per lo sviluppo” – che ipotizzava, com’è testimoniato dai DPEF dell’epoca, tassi di crescita per il Mezzogiorno superiori al 5 per cento annuo. L’abolizione dell’intervento straordinario è stata quindi disastrosa. Il trasferimento delle competenze agli enti locali (Regioni, province, comuni) non ha colmato il vuoto di progettazione e realizzazione ch’era proprio della Cassa del Mezzogiorno. Né questo vuoto è stato riempito dall’utilizzo dei fondi europei e del cofinanziamento nazionale. Le risorse relative al primo ciclo dei fondi strutturati (2000 – 2006) sono state utilizzate al 94,1 per cento. Apparentemente una buona performance. Nei fatti un piccolo disastro, se si considera che, per evitare il taglio da parte dell’Europa, sono stati finanziati progetti di ordinaria amministrazione, che avevano un proprio specifico finanziamento a carico del bilancio dello Stato. Se queste risorse si includono nel conto, la percentuale scende ad un modesto 43,2 per cento. Si tratta, per lo più, di micro-interventi che ben poco avevano a che vedere con le esigenze di sviluppo del territorio. Per il periodo 2007 – 2013, se non si interverrà in modo radicale, si correranno gli stessi rischi. Il tutto aggravato dalla persistenza di una crisi finanziaria che pone in primo piano l’esigenza di contenere la spesa pubblica al fine di contrastare l’aumento del debito. Questo spiega perché i fondi FAS siano stati utilizzati, almeno finora, in deroga della loro destinazione originaria. Se si fosse operato in modo diverso, avremmo risorse inutilizzate, comunque appostate in bilancio ed in grado di determinare un aumento artificioso del deficit pubblico. Comunque, nonostante le tecniche di salvaguardia complessiva adottate, le risorse a disposizione del Mezzogiorno rimangono ingenti: oltre 60 miliardi di euro da impiegare e gestire in modo intelligente per contribuire allo sviluppo del Mezzogiorno e dell’intero Paese. Per ottenere risultati positivi è necessario riflettere su quell’esperienza straordinaria che è stato lo sviluppo del Nord-est. Il crollo del muro di Berlino comportò l’apertura dei mercati dell’Est, creando le condizioni per la crescita di quella parte del Territorio, in precedenza prigioniero di un’atavica arretratezza. Per il Mezzogiorno può manifestarsi un’analoga opportunità. La crisi finanziaria sta cambiando l’equilibrio geopolitico mondiale. Il Mediterraneo può riacquistare una sua centralità in un gioco di sponda tra paesi produttori di petrolio, grandi traffici con l’Oriente (Cina ed India) ed il lato est dei Balcani, dove esistono i grandi giacimenti di gas. Il Mezzogiorno è al centro di questo crocevia. E’ una straordinaria piattaforma logistica naturale che deve essere solo attrezzata per poter decollare. Rispetto al Nord-est, la sua composizione sociologica è notevolmente diversa. Ma proprio per questo esiste la necessità di un rinnovato impegno dello Stato centrale che svolga un ruolo di supplenza verso istituzioni locali che hanno dimostrato tutta la loro insufficienza. La proposta – non un nuovo “libro dei sogni” – è quella di concentrare le risorse esistenti, che, come abbiamo visto sono tante, in alcuni progetti di grande respiro per realizzare rapidamente le infrastrutture che mancano e, quindi, creare le precondizioni per il suo decollo produttivo: . per la Puglia occorre realizzare l’hub portuale di Taranto, potenziare Brindisi, dotarli di vie di comunicazioni rapide per sfruttare il vantaggio rispetto ai porti concorrenti (Rotterdam e Barcellona) che è pari a 5 giorni di navigazione. Occorrerà poi collegare, mediante ferrovia, Bari a Napoli . per la Calabria, completare, il più rapidamente possibile, i lavori sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria. Estendere l’alta velocità fino al capoluogo, per valorizzare anche il porto di Gioia Tauro, potenziare la rete di trasmissione dell’energia elettrica . per la Campania, rilancio dell’industria elettro – meccanica, potenziamento dei centri di ricerca, implementazione delle funzioni direzionali . per la Sardegna, rivedere il business della chimica, migliore utilizzazione, in termini industriali, del nuovo terminale del gas . per la Sicilia, l’opera fondamentale è il Ponte sullo Stretto, quindi la riconversione dell’area di Termini Imerese, in accordo con Fiat. L’elenco è puramente indicativo. Va letto in relazione al Programma delle infrastrutture di carattere strategico, varato dal Ministero, ed alle azioni rivolte a migliorare le condizioni di contesto: lotta alla criminalità, modifica delle relazioni contrattuali, miglioramento dell’offerta formativa e così via. Il che accentua la necessità di mantenere un continuo profilo di carattere unitario. Determinanti, sotto, questo profilo saranno gli assetti di carattere istituzionale. Occorre ricomporre competenze e funzioni, finora, dispersi. Se da un lato il coordinamento politico non può che spettare direttamente al Presidente del Consiglio; dall’altro è evidente l’esigenza di supportare la sua azione con una struttura tecnica che, su delega dello Stato e delle Regioni, sovraintenda a questa complessa opera di raccordo e di impulso. La novità potrebbe essere rappresentata da un’Agenzia per lo sviluppo, costituita nell’ambito della Presidenza del Consiglio, che accorpi le diverse strutture statali che operano per il Mezzogiorno, realizzando un conseguente intervento di semplificazione. Essa dovrebbe intessere un dialogo permanente con gli enti locali al fine di ottenere il massimo di sinergie possibile e supportare le loro strutture tecniche nella realizzazione dei progetti individuati. Una tecnostruttura, dotata delle necessarie competenze tecniche – progettuali in grado di svolgere il ruolo di stazione appaltante, sfruttando a vantaggio della finanza pubblica le conseguenti economie di scala. Ed i grado di garantire il rispetto dei tempi nella realizzazione delle opere. Il cambiamento di passo nella definizione di un programma per il Mezzogiorno rappresenterebbe la garanzia migliore, dopo tante frustrazioni alle quali sono state sottoposti gli abitanti di quelle Terre, costretti ancora ad oggi ad emigrare per realizzare i propri progetti di vita. Nel risolvere i problemi dell’immondizia a Napoli, nell’affrontare i problemi del terremoto all’Aquila, nel gestire il G8, il Governo ha dimostrato quanto possa essere efficace la “cultura del fare”. Una risorsa, per troppi anni, lasciata inutilizzata. Grazie alla sua riscoperta, il Mezzogiorno può tornare a sperare.

http://www.pdlsenato.it/web/

Settembre 27, 2009 Pubblicato da gliceriotaurisano | Attualità, Politica | , , , , | Ancora nessun commento.