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AZZERAMENTO DELLA GIUNTA VENDOLA

popololibertaL’inchiesta di Bari dimostra che il premier non c’entra mentre la sinistra è dentro fino al collo.

La campagna mediatica sullo scandalo a luci rosse dell’escort Patrizia D’Addario ha innescato un effetto sicuramente indesiderato: è il Partito Democratico, infatti, la prima vittima del terremoto politico scatenato dall’inchiesta della procura di Bari sull’imprenditore Tarantini, indagato per induzione alla prostituzione, visto che al governatore Vendola non è rimasto altro che azzerare la giunta dopo le indiscrezioni giudiziarie su un possibile avviso di garanzia al suo vice, Sandro Frisullo (Pd).
Dalle intercettazioni della Guardia di Finanza è emersa una stretta amicizia tra Tarantini e Frisullo. A che titolo? Il pm Scelsi lo deve ancora accertare, ma si ipotizza un intreccio tra politica e affari nella fornitura di prodotti e servizi sanitari, una gestione sanitaria permeabile di elementi lobbistici, affaristici e corruttivi. L’inchiesta è concentrata sugli appalti truccati e sul giro di feste pugliesi, in cui i leader locali del Pd incontravano imprenditori ed “amiche occasionali”.
La mannaia ha iniziato ad abbattersi sulle teste di dirigenti e tecnici d’area del Pd, prima fra tutte Lea Cosentino, lady Sanità, direttore generale dell’Asl barese in forza al Partito Democratico, accusata di aver favorito le forniture da parte delle società di Tarantini. Che la sanità pugliese sia nell’occhio del ciclone, del resto, si evince anche da una recente indagine della Corte dei Conti, la quale ha accertato che il buco sanitario regionale, negli anni 2006 e 2007, non ammonta a 481 milioni di euro ma a 971. Una differenza di 490 milioni di euro, dunque, un’enormità. E mentre la politica pugliese si agita in previsione delle ormai vicine elezioni regionali, la procura prosegue le sue indagini sul fronte della corruzione per le protesi ortopediche della società di Tarantini.
Dunque, ieri abbiamo capito che la furia mediatica in queste settimane si è accanita sui bruscolini per dimenticare le vere travi giudiziarie. Insomma, nell’inchiesta di Bari Berlusconi non c’entra assolutamente nulla, mentre il Pd ci è dentro fino al collo, tanto da indurre il governatore a far dimettere tutti i suoi 14 assessori. Eppure i pretoriani de La Repubblica continuano quotidianamente, come un disco rotto, a condurre una campagna furiosa contro il premier, prendendo perfino le distanze dalle sagge parole del Capo dello Stato, che ha invocato almeno una tregua nelle polemiche alla vigilia del G8. Il vicedirettore Giannini ha sentenziato: “…Questi sono i fatti.
E dove esistono i fatti c’è il giornalismo, che non può e non deve mai conoscere tregua”. Ineccepibile. Ma i fatti che coinvolgono Berlusconi dove sarebbero? Gli unici che stanno venendo a galla riguardano ben altri ambienti politici, in particolare il Pd e l’amministrazione di centrosinistra guidata da Vendola. Eppure, per La Repubblica, l’indiziato resta solo e sempre Berlusconi, nonostante che il procuratore di Bari abbia escluso la possibilità anche solo di sentirlo come testimone. Altro che fatti, il loro è un giornalismo che non parte dai fatti per approfondirli, ma che confeziona delle ipotesi per trasformarle in false verità da dare in pasto ai lettori. Anche se alla fine i fatti, come dimostrano gli ultimi sviluppi dell’inchiesta di Bari, finiscono per aver ragione sulle strumentalizzazioni, che diventano boomerang.

Luglio 2, 2009 - Pubblicato da gliceriotaurisano | Politica | , , , , | Ancora nessun commento.

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