Quale Società per il Futuro Sociologico
30 anni fa, il sequestro Moro

(Ansa) 16 marzo 1978, ore 9,02: una Fiat 132 con a bordo il presidente della Dc Aldo Moro e il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi, guidata dall’appuntato Domenico Ricci, percorre via Mario Fani, seguita dall’Alfetta con i tre agenti della scorta, Raffaele Jozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi. Le due vetture sono partite, come quasi ogni mattina, dall’abitazione di Moro, in via del Forte Trionfale, e, seguendo il percorso abituale verso il centro, hanno raggiunto via Fani. In via Fani, davanti al bar Olivetti (chiuso per il riposo settimanale), pochi metri prima dell’ incrocio con via Stresa, una Fiat 128 con targa diplomatica frena bruscamente e viene tamponata dalle auto dei Moro, che restano bloccate. In tre minuti, un “commando” di brigatisti formato, almeno ‘ufficialmente’, da nove persone (più una decima con funzioni solo di vedetta), vestiti con divise da aviatori civili, uccide gli uomini della scorta e sequestra il presidente della Dc. Solo Jozzino, ferito, riesce a sparare qualche colpo, inutilmente, prima di essere finito. I terroristi hanno sparato in tutto 91 colpi, 49 dei quali ad opera di un unico killer, che usava un’arma mai ritrovata. Un testimone esperto di tiro definirà quel brigatista “un tiratore scelto” che sparava come “Tex Willer”. Il commando era formato da Valerio Morucci, Franco Bonisoli, Prospero Gallinari e Raffaele Fiore (il cosiddetto ‘gruppo di fuoco’), Mario Moretti e Bruno Seghetti (alla guida di due auto), Barbara Balzerani, Alvaro Lojacono e Alessio Casimirri (nel ruolo di ‘cancelletti’), più Rita Algranati che, più distante, doveva segnalare agitando un mazzo di fiori l’arrivo del corteo di auto con Moro a bordo. Molti testimoni hanno però parlato della presenza di due persone su una moto Honda. In più, nella ricostruzione ufficiale non quadra il fatto che tutti i terroristi avrebbero sparato da un solo lato, mentre una perizia (e alcune testimonianze) sembrerebbero dimostrare che uno dei killer era sul lato opposto. Moro stava andando alla Camera, dove Andreotti avrebbe presentato il suo nuovo Governo, il primo con l’appoggio del Pci, nato proprio dal paziente e faticoso lavoro di Moro. All’angolo dell’agguato c’era di solito il furgone di un fioraio, ma quel giorno era rimasto a casa perchè aveva trovato il suo mezzo con tutte le ruote squarciate. Da un balcone, un testimone, carrozziere, scatta diverse foto. La moglie, giornalista dell’Asca, consegna il rollino al giudice Infelisi. Alle 9,24 polizia e carabinieri dispongono posti di blocco sulle strade in uscita dalla città, mentre in via Fani sono arrivati i responsabili dell’ ordine pubblico ed Eleonora Moro. Lo statista, secondo la ricostruzione in seguito fatta da Morucci, con una “132″ scortata da altre due vetture ha raggiunto Monte Mario. Il presidente della Dc viene trasferito su un furgoncino e con questo viene portato in un parcheggio sotterraneo in via dei Colli Portuensi e qui trasbordato su un’ auto “blu” che lo porta nella “prigione” di via Montalcini. Alle 10:10 arriva all’ANSA la prima telefonata di rivendicazione delle Br. Nella giornata viene proclamato lo sciopero generale e centinaia di migliaia di persone manifestano a Roma e in tutte le più grandi città, mentre si susseguono i vertici a Palazzo Chigi, in questura, al Viminale. grandi città, mentre si susseguono i vertici a Palazzo Chigi, in questura, al Viminale. Il caos è aumentato dal fatto che i telefoni della zona, proprio in quel momento, rimangono muti. Un malfunzionamento dovuto, secondo la Sip, al sovraccarico delle linee.
(tratto da Ansa.it)
60 anni fa, le prime elezioni politiche

60 anni fa, e precisamente il 18 Aprile 1948, l’Italia viveva un evento di elevata importanza politica, le prime elezioni dopo due anni da quelle per la Costituzione.
Partiti, politici ed elettori si confrontavano alla ricerca di una identità politica anche se l’evento veniva vissuto più come una manifestazione popolare piuttosto che come un importanza politica e democratica. Tuttavia il desiderio di ritrovarsi compartecipi in una neo nata democrazia faceva si di partecipare all’evento con grande eccitazione.
Ma come votarono gli Italiani 60 anni fa?
|
Partiti |
voti |
voti (%) |
seggi |
|
Democrazia Cristiana (DC) |
12.740.042 |
48,51 |
306 |
|
8.136.637 |
30,98 |
183 |
|
|
Unità Socialista (US) |
1.858.116 |
7,07 |
33 |
|
Blocco Nazionale (BN) |
1.003.727 |
3,82 |
18 |
|
Partito Nazionale Monarchico-Alleanza dei Lavoratori (PNM) |
729.078 |
2,78 |
14 |
|
651.875 |
2,48 |
9 |
|
|
526.882 |
2,01 |
6 |
|
|
Südtiroler Volkspartei (PPST-PPTT) |
124.243 |
0,47 |
3 |
|
95.914 |
0,37 |
1 |
|
|
72.854 |
0,28 |
0 |
|
|
Partito Sardo d’Azione (PSd’Az) |
61.928 |
0,24 |
1 |
|
56.096 |
0,21 |
0 |
|
|
52.655 |
0,20 |
0 |
|
|
35.899 |
0,14 |
0 |
|
|
20.736 |
0,08 |
0 |
|
|
altri |
83.294 |
0,37 |
0 |
|
Totale |
26.264.458 |
100,00 |
574 |
|
Partiti |
voti |
voti (%) |
seggi |
|
Democrazia Cristiana (DC) |
10.899.640 |
48,11 |
131 |
|
6.969.122 |
30,76 |
72 |
|
|
Blocco Nazionale (BN) |
1.216.934 |
5,37 |
7 |
|
Unità Socialista (US) |
943.219 |
4,16 |
8 |
|
607.792 |
2,68 |
4 |
|
|
594.178 |
2,62 |
4 |
|
|
393.510 |
1,74 |
3 |
|
|
164.092 |
0,72 |
0 |
|
|
Südtiroler Volkspartei (SVP) |
95.406 |
0,42 |
2 |
|
Partito Sardo d’Azione (PSd’Az) |
65.743 |
0,29 |
1 |
|
45.732 |
0,20 |
1 |
|
|
23.966 |
0,11 |
1 |
|
|
23.576 |
0,10 |
1 |
|
|
22.114 |
0,10 |
1 |
|
|
19.944 |
0,09 |
1 |
|
|
altri |
572.322 |
2,53 |
0 |
|
Totale |
22.657.290 |
100,00 |
237 [7] |
L’ombra dello slittamento delle elezioni
Il Consiglio di Stato ha deciso di riammettere la DC di Giuseppe Pizza.
Ora però spetta al TAR del Lazio pronunciarsi in merito. Intanto i primi commenti su un probabile rinvio della data delle elezioni si fanno sentire a gran voce.
Amato, in qualità di Ministro degli Interni, non esclude il rinvio del voto, spiegando, con una certa enfasi, che spetta a chi ha fissato la data delle elezioni decidere sul da farsi, quindi a Governo e Capo dello Stato.
E, mentre Pizza, dichiara:
“L’esclusione dalla competizione politica nazionale non è dovuta ad una nostra responsabilità, ci siamo battuti fino in fondo contro un provvedimento iniquo e sbagliato, l’ordinanza del Consiglio di Stato ci ha dato ragione ed ora abbiamo diritto di svolgere la campagna elettorale come tutti gli altri partiti. Già ci è capitata la stessa vicenda per le elezioni amministrative dello scorso anno – continua Pizza – e tre Tribunali amministrativi regionali e il Consiglio di Stato ci avevano dato ragione, stavolta abbiamo ottenuto una conferma più difficile, perché il ministero dell’Interno ha preso una decisione politica e non amministrativa. Ci siamo attivati per far sequestrare il simbolo Udc, che viene ancora usato illegittimamente nonostante la sentenza che autorizza solo la nostra formazione politica ad utilizzare lo scudo crociato”, il disagio è al quanto sentito da tutte le forze politiche, infatti una decisione di rinvio della data di elezioni provocherebbe un’altrettanto disagio organizzativo in tutta la macchina elettorale e sarebbe un danno per il Paese, ma pur vero è che la DC di Pizzi avendo il diritto del simbolo e di partecipare alla campagna elettorale occorre che gli si dia in giusta misura lo spazio che hanno avuto gli altri partiti fino ad oggi, per cui …. tutto da rifare?.. vedremo! Intanto l’Italia aspetta, aspetta….
Intell-Studies
l’Obiettivo è creare una grande comunità di Ricerca e Studi per nuove strategie di Intelligence e Sicurezza, attraverso contributi di docenti, studenti, operatori, analisti o semplici appassionati. Presto sul sito web: www.gliceriotaurisano.it tutte le informazioni.
